La_Truffa_Delle_Certificazioni_Energetiche_A_50_Euro

Da molto tempo ormai, soprattutto (ma non solo) in materia di Certificazioni Energetiche, il Web è strapieno di Aziende e Studi Professionali che offrono in tutta Italia questo determinato servizio ai prezzi irrisori di 35, 40 o 50 € tutto incluso.

Nella maggioranza dei casi si tratta di truffe, che possono esporre sia il Professionista che redige l'Attestato di Prestazione Energetica (APE), sia soprattutto il Cliente, a problemi di natura legale ed al pagamento di sanzioni amministrative.

Con questo articolo andremo a capire perchè.

In primo luogo, è necessaria una considerazione importante. Come sappiamo tutti benissimo, nell'Internet si può trovare letteralmente qualsiasi cosa. Ormai infatti le piattaforme virtuali non sono più solo ed esclusivamente luoghi dove cercare informazioni, ma sono diventate una sorta di "Mercato 2.0" dove possiamo acquistare oggetti e spesso anche servizi, superando così il classico percorso che ci portava ad uscire di casa, andare in Negozio (o nello Studio del Professionista) e toccare con mano la merce per saggiarne la qualità prima di acquistarla (nel caso del Professionista, ad esempio per valutarne la serietà, la correttezza e la preparazione, per discutere delle proprie esigenze e per confrontarsi "faccia a faccia" sui diversi aspetti di un problema).

Oggi il "Mercato 2.0" ci impone rapidità e lascia a noi tutte le responsabilità di scelta e di giudizio: compriamo prodotti che abbiamo visto solo per qualche secondo in fotografia e li valutiamo così: costa poco? è più o meno quello che voglio? Sembra di sì. Allora lo compro.

Lo stesso discorso vale per il servizio offerto da un Professionista: non ci poniamo mai il problema della Qualità e soprattutto della Serietà e Professionalità di chi ce lo offre.

Se il prezzo è basso e il servizio è più o meno quello che ci aspettiamo, allora d'accordo, l'affare è fatto.

Ed è così che nascono quelle truffe che fanno leva proprio sulla nostra ingenuità, sulla nostra scarsa attenzione ai dettagli.

Questo è il caso di chi ci propone ad esempio, Certificazioni Energetiche a prezzi stracciatissimi.

Poniamo ad esempio che io viva in Liguria. Ho bisogno di una Certificazione Energetica per il mio immobile. Trovo su Internet una Società o uno Studio Tecnico che fa Certificazioni a 50 € l'una su tutto il Territorio Nazionale, anche se magari ha la sua Sede per esempio a Bari, completamente agli antipodi del luogo in cui io risiedo. Lì sul momento sembra tutto molto allettante, è vero. Finalmente qualcuno che senza tante storie viene incontro al Consumatore! Le condizioni sono ottime. Spendo pochissimo, ho quello che voglio, e il Professionista non viene nemmeno in casa mia a fare il temuto Sopralluogo, perchè gli mando tutti i documenti io stesso via mail.

Risolvo tutto in modo molto rapido, solo con un breve scambio di mail su Internet. Non vedo nemmeno in faccia chi mi offre o chi mi eroga il servizio.

Ma è proprio qui che per l'Utente si manifesta la truffa.

Il Certificato prodotto in questo modo è infatti un falso a tutti gli effetti.

Un Certificato APE senza Sopralluogo da parte del Tecnico Redattore è privo di qualsiasi validità. Questo perchè il Certificatore è obbligato, in base al  D.M. 26 Giugno 2015 - “Linee Guida Nazionali per l’Attestazione della Prestazione Energetica degli Edifici”, ad effettuare almeno un Sopralluogo presso l'immobile oggetto di Certificazione "al fine di reperire e verificare i dati necessari alla sua predisposizione".

E il rischio come si diceva, è doppio, esistendo sia per il Professionista che redige l'APE truffaldino, sia (ciò che è più importante) per il Cliente.

Il Professionista infatti rischia, ai sensi del Comma 3, Art.12 del D.L. 63/2013, una sanzione amministrativa compresa tra i 700 ed i 4200 €.

Il Cliente invece, allegando un falso APE agli Atti di Compravendita, da parte sua rischia di avere problemi nel trasferimento degli Immobili, potendo incorrere egli stesso nel reato di truffa, come illustrato anche dalla sentenza della Corte di Cassazione n°16644 del 2017.

Se ci troviamo nella condizione di dover richiedere un'APE quindi, è sempre meglio rivolgersi a quel Professionista che possiamo vedere in faccia, con cui possiamo dialogare: un Professionista che venga da noi a fare il Sopralluogo dell'Immobile da Certificare e che svolga tutte le funzioni previste dalla Legge.

Certamente pagheremo qualcosa in più, ma avremo la sicurezza di non aver speso per una Certificazione falsa e soprattutto quella di esserci risparmiati eventuali problemi legali.

 

 

 

       

Come_Si_Calcola_La_Superficie_Catastale

Capita spesso quando si lavora in ambito Catastale, di doversi confrontare con il calcolo o la verifica della Superficie Catastale di un immobile.

Per quanto ad oggi l'attribuzione delle Rendite Catastali si basi molto più sul calcolo dei Vani che non delle Superfici, la Superficie Catastale rimane comunque un dato significativo, che andrà a comparire anche nelle Visure Catastali come parte integrante dei Dati di un Immobile.

Nella maggioranza dei casi, il calcolo di questo particolare tipo di superficie viene effettuato in automatico da programmi ministeriali come il DOCFA, sulla scorta dei dati metrici forniti dal Professionista e relativi ai diversi ambienti in cui è ripartito l'immobile (Vani Principali, Locali Accessori Diretti, Locali Accessori Indiretti, Dipendenze Esclusive e Pertinenze Scoperte Esclusive).

Poniamo però il caso in cui si voglia, a titolo di esempio, semplicemente verificare la correttezza del calcolo automatico effettuato dal computer.

La prima cosa da chiarire è: cos'è la Superficie Catastale? Essa infatti viene arrotondata al metro quadrato e si differenzia da altri tipi di stime metriche come ad esempio la Superficie Utile Netta e la Superficie Commerciale. Le sue modalità di calcolo sono ben definite dal D.P.R. 138 del 23 Marzo 1998, dove vengono elencate anche, all'interno dell'Allegato B, le nuove e diverse Categorie di Classificazione degli immobili (Gruppi R, P, T, V e Z), destinate queste a sostituire quelle del "vecchio" regolamento datato 1949 (Categorie A, B, C, D, E, F), anche se al momento il sistema classificativo di riferimento rimane ancora quello più "datato". Per calcolare la Superficie Catastale, come vedremo, sarà comunque necessario verificare in quale dei nuovi Gruppi (generalmente R, P o T per le Destinazioni Ordinarie) andrà a ricadere il nostro immobile.

Una volta identificato il Gruppo di appartenenza, andremo quindi a calcolare la Superficie Catastale dell'immobile in base alle "regole" relative, elencate nell'Allegato C, sempre del D.P.R. 138/1998. Proprio in questo Allegato sono elencate infatti le modalità per un corretto calcolo della Superficie Catastale, qui di seguito riportate:

NORME TECNICHE PER LA DETERMINAZIONE DELLA SUPERFICIE CATASTALE DELLE UNITA' IMMOBILIARI A DESTINAZIONE ORDINARIA (GRUPPI R, P, T).

Criteri Generali

1. Nella determinazione della superficie catastale delle unità immobiliari a destinazione ordinaria, i muri interni e quelli perimetrali esterni vengono computati per intero fino ad uno spessore massimo di 50 cm, mentre i muri in comunione nella misura del 50 per cento fino ad uno spessore massimo di 25 cm.

2. La superficie dei locali principali e degli accessori, ovvero loro porzioni, aventi altezza utile inferiore a 1,50 m, non entra nel computo della superficie catastale.

3. La superficie degli elementi di collegamento verticale, quali scale, rampe, ascensori e simili, interni alle unità immobiliari sono computati in misura pari alla loro proiezione orizzontale, indipendentemente dal numero di piani collegati.

4. La superficie catastale, determinata secondo i criteri esposti di seguito, viene arrotondata al metro quadrato.

Criteri per i gruppi "R" e "P"

1. Per le unità immobiliari appartenenti alle categorie dei gruppi R e P, la superficie catastale è data dalla somma:

a) della superficie dei vani principali e dei vani accessori a servizio diretto di quelli principali quali bagni, ripostigli, ingressi, corridoi e simili;

b) della superficie dei vani accessori a servizio indiretto dei vani principali, quali soffitte, cantine e simili, computata nella misura:

     - del 50 per cento, qualora comunicanti con i vani di cui alla precedente lettera a);

     - del 25 per cento qualora non comunicanti;

c) della superficie dei balconi, terrazze e simili, di pertinenza esclusiva nella singola unità immobiliare, computata nella misura:

     - del 30 per cento, fino a metri quadrati 25, e del 10 per cento per la quota eccedente, qualora dette pertinenze siano comunicanti con i vani di cui alla precedente lettera a);

     - del 15 per cento, fino a metri quadrati 25, e del 5 per cento per la quota eccedente qualora non comunicanti.

Per le unità immobiliari appartenenti alle categorie del gruppo P, la superficie di queste pertinenze è computata nella misura del 10 per cento;

d) della superficie dell'area scoperta o a questa assimilabile, che costituisce pertinenza esclusiva della singola unità immobiliare, computata nella misura del 10 per cento, fino alla superficie definita nella lettera a), e del 2 per cento per superfici eccedenti detto limite. Per parchi, giardini, corti e simili, che costituiscono pertinenze di unità immobiliari di categoria R/2, la relativa superficie è da computare, con il criterio sopra indicato, solo per la quota eccedente il quintuplo della superficie catastale di cui alla lettera a). Per le unità immobiliari appartenenti alle categorie del gruppo P dette pertinenze non sono computate.

2. La superficie dei vani accessori a servizio diretto delle unità immobiliari di categoria R/4 è computata nella misura del 50 per cento.

3. Le superfici delle pertinenze e dei vani accessori a servizio indiretto di quelli principali, definite con le modalità dei precedenti commi, entrano nel computo della superficie catastale fino ad un massimo pari alla metà della superficie dei vani di cui alla lettera a) del comma 1.

Criteri per il gruppo "T"

1. Per le unità immobiliari appartenenti alle categorie del gruppo T, la superficie catastale è data dalla somma:

a) della superficie dei locali aventi funzione principale nella specifica categoria e dei locali accessori a servizio diretto di quelli principali;

b) della superficie dei locali accessori a servizio indiretto dei locali principali computata nella misura:

- del 50 per cento, se comunicanti con i locali di cui alla precedente lettera a);

- del 25 per cento se non comunicanti;

c) della superficie dei balconi, terrazze e simili computata nella misura del 10 per cento;

d) della superficie dell'area scoperta o a questa assimilabile, che costituisce pertinenza esclusiva della singola unità immobiliare computata nella misura del 10 per cento, ovvero, per le unità immobiliari di categoria T/1, nella misura del 20 per cento.

2. Per le unità immobiliari appartenenti alla categoria T/1, la superficie dei locali accessori a servizio diretto di quelli principali di cui alla lettera a) del precedente comma 1, è computata nella misura del 50 per cento.


IL DOCFA NON STAMPA E NON ESPORTA: UNA SOLUZIONE

E' un dato di fatto. Chiunque abbia mai operato con il DOCFA, l'applicativo "Documentazione Catasto Fabbricati" messo a disposizione gratuitamente dall'Agenzia delle Entrate insieme alla sua "branca tecnica" Sogei, avrà sicuramente prima o poi avuto a che fare con qualche tipo di problema che ne ha inibito magari temporaneamente la funzionalità ma che sicuramente ha ostacolato la buona riuscita di un lavoro.

Uno dei problemi più classici ed irritanti è il famoso (tra gli "Addetti ai Lavori") Errore 163. Classico perchè è spesso associato alle ultime versioni di Windows, ed irritante perchè è il problema che si presenta proprio alla fine del procedimento, quando la nostra pratica è ormai pronta e deve solo essere stampata, o meglio esportata in formato PDF.

Proprio quando si clicca per avviare la stampa in PDF della documentazione DOCFA, esce infatti un messaggio di errore di questo genere:

file'C:\Docfa4 PNG\nzst00.\lbr\NZST00.int'

error code: 163, pc=27FD, call=1, seg=0

163 error message text not found

Si tratta appunto del classico Errore 163. Il DOCFA a questo punto non esporterà alcun tipo di documento, anzi si chiuderà improvvisamente lasciandovi con espressione interdetta a contemplare lo schermo.

Se anche a Voi è capitato o capita di incorrere in un simile contrattempo, potete provare a risolvere la situazione come l'ho risolta io. Ecco di seguito come mi sono comportato, premettendo che il mio PC è dotato di un Sistema Operativo con Windows 10 a 64 bit.

Inizialmente avevo chiamato l'Assistenza Tecnica, e dopo aver esposto il mio problema, mi era stato suggerito di scaricare ed installare dal sito ufficiale Microsoft l'applicativo Visual C++ 2010, che secondo loro avrebbe risolto la situazione.

Niente di più sbagliato, almeno nel mio caso. Avevo installato Visual C++ 2010 ma il mio problema con DOCFA persisteva. Errore 163 e chiusura del programma.

Mi ero poi accorto, peregrinando in lungo e in largo per Internet, che il problema era in realtà provocato da Java, la famosa piattaforma software su cui è basato il DOCFA insieme anche a diversi altri programmi rilasciati da Sogei.

Da quanto ero riuscito a capire, sembra che le versioni troppo "moderne" di Java non vadano bene al nostro DOCFA. Avrei dovuto quindi scaricarne una un po'più datata, cioè la versione jre-1_5_0_16-windows-i586-p.exe scaricabile da sito dell'Agenzia delle Entrate, precisamente a questo indirizzo: https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/javavm/jvm150_16

All'epoca dei fatti però (un paio di mesi prima della pubblicazione di questo articolo), cliccando sui link di download presenti nella pagina di cui sopra compariva sempre un messaggio di errore: il file che volevo scaricare non era presente.

In questo momento invece pare che lo abbiano rimesso al suo posto e che si possa scaricare tranquillamente.

Avevo ricominciato così a girovagare per Internet cercando questo famoso applicativo Java, fino a quando non lo avevo scaricato poi dal sito di Java stesso, proprietà della Oracle, trovandolo tra le decine di versioni pubblicate.

Una volta installata la piattaforma Java adatta, essa può poi "convivere" sul PC anche con le versioni più recenti. Bisogna solo ricordarsi, quando si effettuano gli aggiornamenti di Java, di non cancellare le versioni precedenti.

L'installazione di quella particolare versione di Java aveva fatto funzionare il DOCFA, che finalmente mi aveva stampato il PDF desiderato, permettendomi di concludere il mio incarico professionale.

A chi servisse e si trovasse nella mia stessa situazione, lascio di seguito un link diretto al portale Java Archive Downloads per il download dell'applicativo

Il portale Java Archive Downloads è diviso in categorie, e la versione Java che ci interessa, la jre-1_5_0_16-windows-i586-p.exe va cercata nella categoria Java SE Runtime Environment 5.0u16, alla prima voce Windows Offline Installation.

Prima di scaricare l'applicativo è obbligatorio accettare l'Accordo sull'Utilizzo della Licenza (è necessario spuntare quindi la voce "Accept License Agreenment").

Link > Java Archive Downloads

DAL 1 GENNAIO 2019 OBBLIGO DI SUCCESSIONE ONLINE

Dal 1 Gennaio 2019 la tradizionale Dichiarazione di Successione in forma cartacea va definitivamente in pensione, restando utilizzabile solo in pochi casi particolari quali:

  • Successioni aperte prima del 3 Ottobre 2006;
  • Dichiarazioni Integrative, Sostitutive o Modificative alle Prime Dichiarazioni già effettuate in formato cartaceo.

Per tutto il resto diviene obbligatorio utilizzare la nuova Dichiarazione di Successione Telematica, da compilarsi attraverso il software "Dichiarazione di Successione" sviluppato appositamente dall'Agenzia delle Entrate.
Tra le novità principali inserite nella procedura:

  • il calcolo automatico del Prospetto per le Imposte in Autoliquidazione;
  • la Domanda di Voltura integrata.

Per i Professionisti che agiscono in qualità di Intermediari per la propria Clientela, al fine della trasmissione di Dichiarazioni di Successione o della registrazione di Contratti di Locazione o Affitto diventa quindi necessaria l'adesione alla Piattaforma Servizi Telematici "Entratel" dell'Agenzia delle Entrate, che offre gli strumenti online necessari ad assolvere tali adempimenti.

Lo Studio Tecnico Geom. Alessandro Fortugno è ovviamente già in possesso di tutti i software e le credenziali utili a trattare in modo corretto i nuovi tipi di procedure.

MODELLO F24 PER SUCCESSIONI: COME SI COMPILA

Durante la compilazione del materiale da associare a una Dichiarazione di Successione, può capitare di incontrare difficoltà ed incertezze in merito alla corretta redazione del Modello F24 relativo al pagamento dei Tributi per la Presentazione della Dichiarazione. Con il presente articolo proveremo a fornire qualche indicazione in merito.

Per prima cosa, un po'di storia. In passato, e fino al 31 Dicembre 2016, per il pagamento dei Tributi di Presentazione delle Successioni veniva utilizzato il Modello F23 cartaceo. Già dal 1 Aprile 2016 ad esso era stato affiancato in alternativa il Modello di Pagamento Unificato F24, che dal 1 Gennaio 2017 è invece diventato, con il definitivo abbandono dell'F23, l'unico Modello riconosciuto per il pagamento dei Tributi di Presentazione.
Grazie all'adozione del Modello F24, il pagamento dei Tributi può ora essere effettuato sia nella classica forma cartacea (recandosi presso un Istituto Bancario) che in forma digitale, attraverso l'home-banking, cioè direttamente dal proprio computer, senza muoversi da casa.

Per la compilazione del Modello F24 nell'ambito delle Dichiarazioni di Successione, l'Agenzia delle Entrate ha istituito nuovi Codici Tributo specifici, diversi da quelli utilizzati in passato per il Modello F23, ed ha esposto le linee guida in base alle quali l'F24 deve essere redatto. Queste informazioni sono state ufficializzate in due specifiche Risoluzioni: 

 Nella prima di queste due Risoluzioni, l'Agenzia definisce i nuovi Codici Tributo per:

  • Importi dovuti in sede di Presentazione della Dichiarazione di Successione (Codici da 1530 a 1537);
  • Importi dovuti in seguito ad Avvisi di Liquidazione emessi dagli Uffici dell'Agenzia (Codici da A140 ad A152);
  • Importi dovuti a seguito di Definizione di Acquiescenza ex-art. 15 D. Lgs. n°208/1997 o per il pagamento spontaneo delle somme richieste con Avvisi di Accertamento o di Liquidazione emessi dagli Uffici dell'Agenzia (da A153 ad A164);
  • Importi dovuti a seguito di Definizione delle sole sanzioni ex-art. 17 D. Lgs. n°472/1997 richieste con Avvisi di Accertamento o di Liquidazione emessi dagli Uffici dell'Agenzia (da A165 ad A168);
  • Importi dovuti a seguito di Accertamento con Adesione - D. Lgs. n°218/1997, su Avvisi di Accertamento o Liquidazione emessi dagli Uffici dell'Agenzia (da A169 ad A180);
  • Importi dovuti a seguito di Conciliazione Giudiziale ex-artt. 48, 48-bis e 48-ter D. Lgs. n°546/1992, su Avvisi di Accertamento o Liquidazione emessi dagli Uffici dell'Agenzia (da A181 ad A192).

Nella seconda Risoluzione, la 67/E, si aggiunge poi il solo Codice Tributo 1538, relativo ai Tributi Speciali, del quale evidentemente non era stato tenuto conto in precedenza, anche se in realtà i Tributi Speciali si pagavano già con il Modello F23.

Nonostante il lungo elenco, i soli Codici che interessano generalmente una Prima Dichiarazione di Successione o una Dichiarazione Integrativa (cioè i casi più frequenti e classici di Dichiarazione di Successione) risultano quelli dal 1530 al 1533, più il 1538, vale a dire:

  • 1530 (ex-649T) - Imposta Ipotecaria, attualmente (Febbraio 2017) pari al 2% sul Valore degli Immobili dichiarati;
  • 1531 (ex-737T) - Imposta Catastale, attualmente (Febbraio 2017) pari all'1% sul Valore degli immobili dichiarati;
  • 1532 (ex-778T) - Tassa Ipotecaria, attualmente (Febbraio 2017) pari ad Euro 35,00 per ogni Conservatoria;
  • 1533 (ex-456T) - Imposta di Bollo, attualmente (Febbraio 2017) pari ad Euro 64,00 per ogni Conservatoria
  • 1538 (ex-886T) - Tributi Speciali ex-D.P.R. n°648/1972, attualmente (Febbraio 2017) pari ad Euro 17,56 per ogni Conservatoria (anche se questo valore può ritenersi talvolta variabile in base a ciò che viene consegnato, quindi meglio informarsi direttamente in merito presso l'Agenzia di Zona). 

  Passando ora alla compilazione vera e propria del Modello F24, fin dalla prima sezione, denominata Contribuente, sorgono i primi dubbi.

Potrebbe sembrare infatti, a prima vista, che siccome l'ultima riga della sezione Contribuente riporta la dicitura "Codice Fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare", sia quello il punto dove inserire il Codice Fiscale dell'Erede Dichiarante. Secondo questa logica si sarebbe portati poi ad inserire come Codice Identificativo lo "07" (cioè "Erede"), e a completare poi la sezione inserendo nelle prime quattro righe il Codice Fiscale, i Dati Anagrafici e il Domicilio Fiscale del de cuius.
In realtà, leggendo sempre la Risoluzione 16/E del 25 Marzo 2016, ci si accorge che il procedimento è esattamente l'opposto (probabilmente frutto di accordi procedurali presi tra gli Istituti Bancari e la stessa Agenzia).

In detta Risoluzione è infatti specificato che alle voci Codice Fiscale, Dati Anagrafici e Domicilio Fiscale, cioè nelle prime quattro righe, è necessario inserire i dati dell'Erede Dichiarante, mentre all'ultima riga, accanto alla dicitura "Codice Fiscale del coobbligato, erede, ecc.", va invece inserito il Codice Fiscale del de cuius, con come Codice Identificativo il nuovo "08" (cioè "Defunto"). Codice, quest'ultimo, creato anch'esso proprio ai fini delle Dichiarazioni di Successione ed elencato sempre all'interno della Risoluzione 16/E.

Nella successiva sezione Erario, vanno invece inseriti i Codici Tributo che abbiamo elencato in precedenza: 1530, 1531, 1532, 1533 e 1538.
Per le Dichiarazioni di Successione è necessario solamente compilare le caselle Codice Tributo, Anno di RIferimento e Importi a Debito Versati.
Se per i Codici Tributo e gli Importi a Debito Versati è praticamente tutto chiaro (abbiamo cercato di elencare in precedenza i valori corretti da inserire), in merito al contenuto delle caselle Anno di Riferimento potrebbero esserci dei dubbi.
Dubbi che possono sorgere non tanto in merito all'Anno da assegnare ai primi quattro codici, che come è chiaramente specificato sempre nella Risoluzione 16/E, deve essere quello di decesso del de cuius (qualunque esso sia), bensì in relazione all'Anno di Riferimento da assegnare al Codice Tributo 1538.
Sembrerebbe un dettaglio di poca importanza, ma in realtà l'inserimento di un anno non corretto per il Codice 1538 genera errori quando i dati vengono inseriti nei programmi bancari per il pagamento dei Tributi, comportando così l'annullamento e conseguente respingimento dell'intero Modello F24.
Se chiamiamo in nostro aiuto la Risoluzione 67/E del 3 Agosto 2016 (quella specifica per il Codice 1538), vediamo che in essa è riportata un'indicazione non molto chiara, secondo la quale, nel campo Anno di Riferimento, andrebbe inserito l'"anno in cui è presentata la richiesta (di certificazione, di attestazione, di copia conforme, etc...) a cui il versamento è riferito...". Andiamo poi a sbirciare direttamente sul sito dell'Agenzia delle Entrate, dove nella guida pratica alla compilazione del Codice 1538 si definisce l'Anno di Riferimento come "Anno per cui si effettua il versamento".
Da ciò che è riportato nei documenti e canali ufficiali quindi, si ha l'impressione che l'"anno per cui si effettua il versamento" o l'"anno a cui il versamento è riferito" debba essere anche in questo caso quello di decesso del de cuius.
Ma contattando direttamente l'Agenzia, si può scoprire che non è così. L'Anno di Riferimento corretto da inserire per il Codice Tributo 1538 è quello corrente. Anzi, sempre secondo quanto dice l'Agenzia stessa, per essere assolutamente certi di non incorrere nel respingimento dei versamenti presso gli Istituti di Credito, sarebbe possibile assegnare anche agli altri Codici (1530, 1531, 1532, 1533) l'anno corrente come Anno di Riferimento.

Le motivazioni che portano a questa conclusione sono in linea di massima le seguenti:

  • in passato, quando si usava il Modello F23, l'Anno di Riferimento non era contemplato, in quanto non era un dato significativo per le Successioni. Con l'avvento del Modello F24 invece, l'indicazione dell'Anno di Riferimento da parte del Contribuente è diventata obbligatoria, ma esso è comunque rimasto un dato a cui nell'ambito successorio non è attribuita alcuna rilevanza;
  • per quanto riguarda i Tributi Speciali (Codice 1538), il loro pagamento è stato istituito solamente nel 1997 (con il Codice 886T nel Modello F23). Prima di questa data, essi non erano contemplati tra i Tributi successori. Se si inserisce quindi un Anno di Riferimento anteriore al 1997, i programmi degli Istituti Bancari respingeranno il Modello F24 con la motivazione che per il Codice 1538 l'Anno di Riferimento non risulta valido perchè troppo remoto.

Per compilare correttamente il Modello F24 quindi è importante tenere conto del fatto che se per i Codici Tributo 1530, 1531, 1532 e 1533 è valido inserire sia l'anno di decesso del de cuius che in alternativa anche l'anno corrente (non ha importanza), per il Codice Tributo 1538 si indicherà invece esclusivamente l'anno corrente, anche nel caso in cui il Modello che si deve presentare sia associato a una Dichiarazione Integrativa che serva ad integrare i dati di una Successione molto distante nel passato.
Si procederà poi indicando per ogni Codice Tributo i relativi Importi a Debito Versati (che dovrebbero essere già stati calcolati nel Prospetto di Autoliquidazione se si consegna la Dichiarazione di Successione in forma cartacea, mentre con la Dichiarazione di Successione digitale i valori in Autoliquidazione vengono calcolati durante la compilazione online) e la loro sommatoria nella casella Totale A. Detta sommatoria verrà riportata identica anche nella casella Saldo (A-B).

Così facendo, il Modello F24 per il Pagamento dei Tributi relativi alla Presentazione della Dichiarazione di Successione risulterà finalmente completo e pronto per essere pagato presso gli Istituti Bancari.

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